I semi sono stati piantati di nuovo

da

Milano, 27 gennaio 2022

Il clima d’odio che si respira da qualche mese a questa parte mi spaventa ogni giorno di più, perché ha echi antichi di quasi cent’anni.

Nel mio piccolo cerco di combatterlo con gli strumenti che ho a disposizione – principalmente sul mio account Instagram su cui passo il mio tempo da ormai 10 anni. 

Il clima d’odio, dicevo, è preoccupante e fa parte di una ricetta che chi ha studiato storia a scuola conosce molto bene.

  • Tensioni politiche. 
  • Inflazione alle stelle. 
  • Perdita di lavoro per i più.
  • Una politica allo sbaraglio.

Ed è proprio in questo cocktail velenoso che si inserisce l’ingrediente più importante di tutti: l’identificazione di un nemico comune. Un nemico interno, da estirpare, eliminare con tutti i mezzi necessari.

Osservo, da qualche mese, il mondo e mi spavento. Perché la memoria sta proprio qui: nel ricordare, nel *guardare* cosa è stato e fare di tutto perché non si ripeta mai più. Nel cogliere i segni, anche i più piccoli, anche quelli che sembrano non correlati e insignificanti, e drizzare le antenne.

Perché l’Olocausto non è iniziato con l’apertura dei campi di concentramento. No, è iniziato anni prima, in maniera subdola, lenta, graduale,

Qual è il punto di questo mio divagare?

Che oggi i motivi che hanno portato alle leggi razziali e conseguente genocidio ci paiono assurde, insensate. Ma ai tempi, chi quella situazione l’ha vissuta da “cittadino intoccabile”, ricorda che per la maggioranza erano motivazioni lecite. Perché, certo:

  • Gli ebrei erano portatori di malattia (in particolare, il tifo).
  • Gli ebrei erano l’altro di cui diffidare.
  • Gli ebrei erano parassiti sulle spalle della nazione, sfruttandola e impoverendo ‘i cittadini’.
  • Gli ebrei avvelenavano la cultura della nazione.
  • Gli ebrei derubavano la nazione della loro prosperità.

E sì, gli ebrei erano il principale nemico, ma insieme a loro ce n’erano altri, tra cui: rom e sinti, avversari politici, reali o presunti, Testimoni di Geova, uomini accusati di aver compiuto atti omosessuali, e persone considerate “asociali” (ovvero senzatetto, prostitute, mendicanti, beneficiari di assistenza sociale, alcolisti e tossicodipendenti).

Ed è questo l’elemento più pericoloso. Ancora più pericoloso dei prezzi che aumentano a causa dell’inflazione.
Ancora più pericoloso delle bollette che salgono arrivando a prezzi scioccanti. Ancora di più del prezzo della benzina, il più alto dal 2013. Ancora più pericoloso della militarizzazione in Ucraina. Ancora più pericoloso del virus che circola facendosi beffe di tutto e tutti. 

È questo l’elemento più pericoloso, certamente opera di tutto ciò che ho elencato qui sopra.

Sì, perché l’odio attecchisce anche nei più impensabili, nei professori, negli intellettuali. Attecchisce in tutti, con le giuste condizioni e se non si sta all’erta.

All’erta dal nemico vero, dato dalla scelta di istituzioni e giornalisti di adottare un linguaggio bellico, una comunicazione violentissima per cui oggi, chi non si mette in riga ed esercita i diritti che ritiene di esercitare, viene identificato come nemico pubblico numero 1.

E lo ricordo a Marzo 2020 quando, durante un pomeriggio di angoscia, dissi nelle storie su Instagram: il linguaggio di guerra che stanno usando le istituzioni non va bene. Perché le parole non soltanto descrivono la realtà, ma la evocano e realizzano. E il linguaggio bellico, alla fine, diventa una profezia di sfortuna.

Quello che molti sbagliano a pensare è che ciò che successe in Europa negli anni ’30 e ’40 successe perché, per qualche ragione, la maggior parte della Germania (e dell’Italia, non dimentichiamocelo) iniziò a supportare le idee radicali ed estremiste dei partiti nazista e fascista.

E invece no. La storia ci dice che la maggior parte delle persone era moderata nelle sue idee, molti supportavano misure contro “gli ebrei” nel senso astratto, ma nelle loro menti non c’era una persecuzione fisica.

Nella vita di tutti i giorni, il regime Nazista – ci dice il sito del Museo della Memoria dell’Olocausto – aveva bisogno che le persone obbedissero alla legge, cercassero di rimanere fuori dai guai e portassero avanti la loro vita nel modo migliore che potevano sotto alle circostanze correnti. 

Eccolo qui.

In un clima di odio o indifferenza contro un gruppo astratto, nel giro di qualche anno si passò al genocidio. Oggi ci chiediamo tutti: Come è stato possibile l’Olocausto? Ecco, a costo di beccarmi tutto l’odio di cui la rete è capace io vi dico: guardatevi intorno, i  semi sono stati piantati di nuovo.

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Tutto quello che ho scritto in questo post ritrova conferma in fonti autorevoli. In primis, il Unites States Holocaust Memorial Museum, fonte inesauribile di storie drammatiche e, anche se leggo costantemente, c’è sempre qualcosa in più da imparare.

L’identificazione di un nemico: https://encyclopedia.ushmm.org/content/en/article/defining-the-enemy

I fattori di rischio e di pericolo che portano al genocidio: https://encyclopedia.ushmm.org/content/en/question/what-have-we-learned-about-the-risk-factors-and-warning-signs-of-genocide

Le motivazioni che portarono i civili a sopportare e infine supportare la discriminazione: https://www.ushmm.org/teach/teaching-materials/roles-of-individuals/ethical-leaders/background/causes-and-motivations

Ebrei come portatori di malattie e quindi esseri da isolare: https://perspectives.ushmm.org/item/propaganda-poster-jews-are-lice-they-cause-typhus

Le vittime dell’Olocausto: https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/article/mosaic-of-victims-an-overview

Il linguaggio bellico nella pandemia: https://www.internazionale.it/opinione/daniele-cassandro/2020/03/22/coronavirus-metafore-guerra

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Come sempre, è richiesto da ognuno da ognuno di voi di prendere quello che vi risuona e di lasciare andare il resto. Se qualcosa di quello che scrivo attiva un trigger o ti infastidisce, fai un respiro e non sputarmi il tuo odio addosso. In questa community rimaniamo rispettosi, educati. Ricorda che io non conosco la tua situazione di vita e non parlo della tua vita. Ricorda che non posso dire quello che tu ti aspetti che io dica perché io non sono le aspettative che hai riposto su di me. 

Se hai un’osservazione del mondo differente dalla mia, ti chiedo di prenderti il tempo di esporla argomentando e rimanendo nella sfera del rispetto.
Insulti, commenti violenti, odio saranno eliminati.

Per tutto il resto, è nello scambio di idee ben articolate che si arricchisce il pensiero, si modificano le opinioni, si affina la capacità di osservazione del mondo.